Un Signore anch’io – I musici del disco – Lou Capozzi

Lou Capozzi

Il terzo appuntamento ci costringe ad imbatterci in Lou Capozzi, detto anche Luchino u Mazzulatore.
Ha suonato la batteria per gran parte del tour di Ho detto a tua mamma che fumi ed è il mio batterista ideale (ora anche per i Giorgieness con Davide Lasala e Giorgia D’Eraclea).

Appassionato di cinema a tal punto che dopo avere acquistato videoproiettore, impianto dolby digital plus, fila di sedie autochiudentesi anni 70 del cinema Ambra di via Clitumno, macchina per i popcorn, postazione per biglietteria, sta trattando per trasferire la sua dimora in una delle sale dell’ Uci di Lissone.

Tutti i componenti sanno che Capozzi è il mio preferito soprattutto per quella speciale attitudine ad iniziare i fill di batteria con largo anticipo, financo dal brano precedente… Anzi forse in questo momento esatto sta facendo un giro di tom di Cesare e Bruto.

Stefano D’Orazio ha detto di lui : “Sembra me ma bravo”.

Sotto la scorza di uomo duro e gretto (e soprattutto sotto il suo vello pettorale) si nasconde un sagace scacchista, un altruista fuori dal normale, una persona fottutamente sincera, un tornitore, una macchina per il fumo, una Panda a metano e una tartare di salmone.

Strumenti: batteria e percussioni.

Frase celebre: “Con tutto l’affetto che posso avere, mi dispiace per le vostre travi, ma è la pagliuzza nel mio occhio a darmi fastidio.”

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Un Signore anch’io – I musici del disco – Luca Bossi

Luca Bossi

Luca Bossi detto “no, non sono parente” è la punta di diamante, il fuoriclasse, la testa di serie, il fantasista del gruppo.
Polistrumentista, per questo disco si è occupato di tasti neri e tasti bianchi.

Si narra che avesse già in testa tutte le parti del disco prima ancora che le scrivessi.
Con lui ho stampata nel cuore l’immagine della registrazione in diretta alle tre di notte di Un Signore anch’io, che ancora adesso a pensarci ho tutta una pelle di foca (Foca, Capozzi ho detto fOca, con la “o”) con lui che alza le braccia in segno di vittoria dall’altra parte del vetro e che naturalmente abbiamo tenuto sul disco.

Riservato come l’Islanda, indossa magliette con messaggi satanici al contrario. Tutti gli dicono di girarle, ma a lui piacciono così.
Pare che il suo hobby sia montare lampade al neon ma che ogni tanto si diverta a riempirle con gas nobili rari tipo l’ununoctio o il radon che è radioattivo ma comunque come scherzetto non è niente male.

Strumento: piano Wurlitzer, Fender Rhodes, pianoforte.

Frase celebre: “cosa penso di Bruce Springsteen? Bruce Springsteen è il Male!”

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Un Signore anch’io – I musici del disco – Alberto Motta

Alberto Motta

Questo è Alberto Motta, per qualcuno Lupo.

Con lui ho condiviso tanti anni negli Scigad. Insieme abbiamo registrato in questo disco Superuomo: lui al basso io alla batteria dopo 12 o 13 anni che non succedeva più.

Se escludiamo la fatica a rimuovere le ragnatele dagli strumenti (per questo ringraziamo la Vorwerk per l’aiuto anche se quel Bimby che ci avete fornito aspira veramente poco), è stata un’esperienza davvero edificante.
In più ha suonicchiato qualche altra parte a destra e a manca…
Giornalista, cantautore, musicista, straordinario paroliere è solito andare a trovare gli amici in Jaguar cabrio rigorosamente col foulard di seta annodato al collo.
È altresì solito bere Cremant di Borgogna mentre prepara una spadellata di frutti di mare e crostacei ascoltando musica orribile e convincendo i commensali che no, non è musica orrenda, sono loro troppo arretrati…

Per dire, fece questo anche con i Sunn O))) (si scrive così…) gruppo drone doom metal statunitense… Provate ad ascoltarli!!! Qualcuno ci casca ancora.
Poi lo sappiamo che quando non c’è nessuno ascolta Pupo a cannone…
E so anche che quando mi scrive: “nuovo di Battiato, Quando ero giovane” io corro a comprarlo.
Organizza poker notturni in cui si puntano solo monetine di rame…

Strumento: basso elettrico.

Frase celebre: “Io della vita ho capito tutto. Se vuoi te lo spiego ma intanto passa un tram e non ci capiremo”

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Un Signore anch’io – I musici del disco – Il Kaldo

Il Kaldo

Stefano Caldonazzo, alias Kaldo, alias Tony. Superba forchetta, ma anche ottimo cucchiaio, è il compagno ideale per pranzi, cene e relative sobremesa.

Si sospetta, in virtù della sua non comune capacità comunicativa, sia l’unico essere umano dotato di un babel fish all’interno del condotto uditivo.

Grande viaggiatore nello spazio e nel tempo, quest’ultimo scandito con sapienti manate che arrivano dritte al primo chakra; sistole e diastole vitali per tutta la musica che gli sta intorno. Memorabile, a questo proposito, una sua esibizione suonando un cesto di noci le quali, dopo lo spettacolo, ebbero un significativo incremento della percentuale di oli essenziali.

Nel disco si è occupato di bongos, maracas, tamburelli, legnetti, piatti da banda, jam blocks, campanacci, polipi di fiume, mascelle smontate, organi riproduttivi di mammiferi acquatici, palle di pelle di pollo e tanto altro…

Strumento: tutto ciò che è percuotibile

Frase celebre: “Boh! sei tu la mia memoria”

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Un Signore anch’io – I musici del disco – Max Carinelli

Max Carinelli

Max Carinelli anche detto “il canottiere in canottiera alla canottieri di Lodi” è un personaggio di culto in gran parte dei paesi balcanici con lo pseudonimo di “Letlo Vin” dove è solito esibirsi suonando la grancassa col piede destro, il tamburello col piede sinistro, la chitarra acustica tra le braccia, il microfono alla bocca mentre sfoggia straordinari assoli di sassofono… Non chiedetemi come faccia…. Nessuno vi risponderà.

È l’unico a non essersi fatto un selfie perché il suo Startac Motorola (del quale ignora tutt’ora molte funzioni) non fa le foto…
Appassionato docente della lingua inglese, cultore della letteratura inglese ed americana, si è ripromesso di insegnare a John Peter Sloan come pronunciare il proprio nome correttamente.

È spesso soggetto ad atti di becero nonnismo, tipo quelli di Addolorato nella celebre canzone di Elio, a causa della sua passione per Bruce Springsteen. Lui sa di essere in difetto e accetta di buon grado le nostre angherie…
Polistrumentista lodigiano, si nutre di solo risotto alla milanese e raspadura.

Strumento: chitarra elettrica perlopiù solista (ricordatevi l’assolo finale de “I veri padri non ci sono più”, che l’OMS ha definito “un atto concreto contro le brutture del mondo, un grande passo per l’umanità tutta”).

Frase celebre: “Hemmmmm mmmmm eeeeee mmmmhhhhh praticamenteeeeee mmmmm heeeee”

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Un Signore anch’io – I musici del disco – Davide Lasala

Davide La Sala

Siori, siore e suore, vi presento Davide Lasala. Costui è il personaggio che ci ha dato dimora nel fresco delle fini colline Mornaschesi…
Non solo. Davide è l’inaspettato, quello che ha aiutato a trovare l’anima di questo disco, quello che ha supportato tutti nei momenti difficili, che si è dedicato anima e corpo a renderlo sincero.
Davide ama la musica, come pochi, l’Edac Studio è il posto perfetto per fare dischi.

Notoria è la sua passione per strumentazione e oggetti vintage… Pare che grazie a questa passione io abbia cantato in microfoni che dagli anni 60 ad oggi hanno raccolto ptialina e alitella di centinaia di personaggi famosi: Pippo Baudo, Heater Parisi, Pippo Franco, Topo Gigio, Leonardo Da Vinci, Mastro Lindo, Quinto Fabio Massimo e Mazinga Z.
Pare anche che questa sua passione per il vintage sfoci in bizzarre perversioni delle quali però stento ad avere conferme ufficiali. Pare per esempio che si sia fatto togliere tutti i denti per indossare la dentiera vintage della nonna…

Un giorno un bilico di ottantasette tonnellate ha scaricato in studio un registratore a nastro grosso come una Volvo Polar. Posto per noi in sala regia non ce n’era più, ma il bagno, seppur raccolto, forniva ugualmente dei buoni ascolti.

Strumenti: Davide ha suonato un po’ di chitarra a spasso per il disco e prestato la voce per qualche coro altissimo!

Frase celebre: “non vorrai mica un mix tutto bello smarmellato???!!!”

#kama #unsignoreanchio

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